La transizione sostenibile del settore agroalimentare europeo non è frenata soltanto dall'ambizione normativa o dalla disponibilità di tecnologie. Esiste un divario nascosto: la distanza tra ciò che l'Europa richiede in termini di sostenibilità e ciò che migliaia di PMI e microimprese agroalimentari sono realmente in grado di implementare nelle loro attività quotidiane. Il Green Deal europeo traccia il percorso verso un'economia climaticamente neutra, mentre la strategia Farm to Fork traduce questo percorso in obiettivi concreti per il sistema alimentare, dalla riduzione del 50% dell'uso e del rischio dei pesticidi chimici al raggiungimento del 25% della superficie agricola coltivata con metodo biologico entro il 2030. Tuttavia, l'attuazione concreta dipende da capacità umane, organizzative e territoriali che oggi rimangono insufficienti.
Le evidenze disponibili indicano un problema strutturale. Nell'UE, solo il 10,2% dei responsabili delle aziende agricole ha ricevuto una formazione agricola completa e il 72,3% si affida esclusivamente all'esperienza pratica; inoltre, la proposta EU FOODPACT afferma che il 44% delle imprese del settore alimentare e delle bevande segnala carenze di competenze in materia di sostenibilità e innovazione digitale. Parallelamente, la Commissione ha riconosciuto che tre quarti delle imprese europee, in particolare le PMI, incontrano difficoltà nel reperire profili con le competenze adeguate. La sostenibilità, quindi, non rappresenta soltanto una sfida tecnica o normativa: è soprattutto una sfida di apprendimento applicato, governance e supporto.
Il quadro europeo e l'urgenza del momento
Il Green Deal europeo definisce una trasformazione profonda: rendere l'UE un'economia moderna, efficiente nell'uso delle risorse e competitiva, raggiungendo la neutralità climatica entro il 2050 e una riduzione delle emissioni di almeno il 55% entro il 2030. Questo quadro non è un elemento accessorio per il settore agroalimentare; rappresenta invece uno dei suoi principali ambiti di applicazione, poiché integra clima, biodiversità, energia, coesione territoriale e sicurezza alimentare.
All'interno di questo contesto, la strategia Farm to Fork pone la sostenibilità del sistema alimentare al centro della transizione europea. La stessa Commissione ricorda che l'agricoltura è responsabile del 10,3% delle emissioni di gas a effetto serra dell'UE e che la strategia richiede interventi, tra gli altri, in materia di pesticidi, nutrienti, agricoltura biologica, conoscenza, servizi di consulenza e nuove competenze. In particolare, la Commissione ha fissato l'obiettivo di ridurre del 50% l'uso e il rischio dei pesticidi chimici, diminuire di almeno il 50% le perdite di nutrienti e ridurre di almeno il 20% l'impiego di fertilizzanti entro il 2030, oltre a puntare affinché almeno il 25% della superficie agricola dell'UE sia destinato alla produzione biologica.
A questa pressione trasformativa si aggiunge la CSRD, che ha innalzato gli standard della rendicontazione di sostenibilità delle imprese in Europa e che, sebbene la sua applicazione e semplificazione siano oggetto di dibattito politico dal 2025, sta già promuovendo una cultura della tracciabilità, dei dati ESG e dei requisiti lungo la catena del valore, con effetti indiretti anche sui fornitori di minori dimensioni. In altre parole, anche quando una PMI agroalimentare non rientra formalmente nel principale perimetro di rendicontazione, finisce di fatto per esservi coinvolta attraverso le pressioni commerciali, finanziarie o reputazionali. Questa interpretazione costituisce una deduzione ragionevole basata sull'attuazione progressiva della CSRD e sul recente dibattito normativo riguardante la sua semplificazione.
Che cos'è il divario nascosto della sostenibilità?
Definiamo divario nascosto della sostenibilità il disallineamento tra gli obiettivi visibili (normative, certificazioni, metriche, piattaforme digitali) e le capacità invisibili (tempo, competenze, leadership, strutture decisionali, cultura organizzativa, reti di supporto) che rendono possibile il loro raggiungimento. Non si tratta soltanto di "mancanza di risorse", ma di un insieme di limitazioni che si rafforzano reciprocamente.
Nel settore agroalimentare europeo, questo divario presenta almeno sei cause ricorrenti. La prima è la scarsità di risorse: molte imprese operano con margini ridotti e team di piccole dimensioni. La seconda è la carenza di competenze ibride: non basta saper produrre; è necessario integrare sostenibilità, digitalizzazione, tracciabilità, approvvigionamenti, gestione energetica e comunicazione commerciale. La terza è la debolezza della governance, soprattutto nelle microimprese, dove quasi tutte le responsabilità ricadono su una o due persone. La quarta è l'accesso diseguale alle certificazioni e ai sistemi di validazione, che possono risultare costosi, complessi o poco adatti alle realtà di dimensioni ridotte. La quinta riguarda l'invecchiamento della forza lavoro e il limitato ricambio generazionale, che rallentano l'adozione di nuove pratiche. La sesta è il finanziamento, non solo per investire, ma anche per apprendere, sperimentare, misurare e correggere i processi.
Perché tecnologia e normativa non bastano
L'Europa dispone già di una potente combinazione di strumenti: regolamentazione, finanziamenti, innovazione e obiettivi condivisi. Tuttavia, lo stesso testo della strategia Farm to Fork riconosce che il cambiamento richiede servizi di consulenza adeguati, sistemi AKIS efficaci, scambio di conoscenze e nuove competenze, anche per le PMI attive nella trasformazione, nella distribuzione e nella ristorazione. In altre parole, la Commissione ammette implicitamente che le norme, senza un'adeguata mediazione, non sono sufficienti a generare il cambiamento.
Anche la tecnologia, da sola, non basta. Piattaforme di tracciabilità, sensori, strumenti per l'analisi dei dati o modelli di intelligenza artificiale possono migliorare il processo decisionale, ma il loro impatto dipende dall'esistenza di processi consolidati, fiducia, criteri chiari e tempo per utilizzarli in modo efficace. La letteratura più recente sulla trasformazione dei sistemi alimentari sottolinea che i cambiamenti realmente efficaci si verificano quando innovazione tecnica, apprendimento sociale, governance multilivello e una visione sistemica delle interdipendenze vengono integrati. Per questo motivo, il systems thinking non dovrebbe essere considerato una semplice tendenza, ma una competenza pratica: consente di mettere in relazione suolo, energia, approvvigionamenti, rifiuti, occupazione, formazione e mercato, evitando che le imprese risolvano un problema generandone altri tre.
È in questo contesto che la leadership rigenerativa assume un ruolo fondamentale. A differenza di una leadership orientata esclusivamente alla conformità normativa o all'efficienza, la leadership rigenerativa mira a costruire organizzazioni capaci di ripristinare valore ecologico e sociale, apprendere insieme ad altri attori e prendere decisioni con una prospettiva di lungo periodo. Nel progetto EU FOODPACT, questo approccio è strettamente collegato al systems thinking, alla certificazione e alla collaborazione territoriale, proprio perché la sostenibilità agroalimentare non può essere ridotta a una semplice checklist.
Il valore dei Community Food Education Hub e delle pratiche ispiratrici
La proposta EU FOODPACT per i Community Food Education Hub è particolarmente rilevante perché cerca di colmare il divario nel luogo in cui esso si manifesta realmente: sul territorio, nelle piccole imprese e nel punto di incontro tra formazione, mercato e politiche pubbliche. Il progetto prevede di supportare almeno 350 micro, piccole e medie imprese (MSME) del settore agroalimentare, attivare percorsi di apprendimento permanente per circa 600 adulti e favorire l'adozione di standard o certificazioni di sostenibilità in almeno 30 MSME, attraverso un approccio basato sul systems thinking, sulla leadership rigenerativa e sulla collaborazione strategica.
Il suo potenziale valore è elevato per tre motivi. In primo luogo, perché avvicina la formazione ai problemi concreti delle imprese: costi energetici, gestione dei rifiuti, approvvigionamenti, certificazioni, comunicazione commerciale e requisiti richiesti dai clienti. In secondo luogo, perché trasforma la sostenibilità in una pratica accompagnata, anziché in un semplice trasferimento di contenuti. Infine, perché consente di creare una vera e propria "infrastruttura immateriale" (soft infrastructure): reti di collaborazione tra imprese, camere di commercio, centri di formazione, amministrazioni pubbliche, organismi di certificazione e comunità locali. Questo approccio è pienamente coerente con l'enfasi posta dalla strategia Farm to Fork sulla conoscenza, sullo scambio di esperienze e sui servizi di consulenza.
Tra le pratiche ispiratrici, il progetto cita percorsi legati a certificazioni adattate ai diversi contesti territoriali, come CCPAE in Catalogna o Travelife in Islanda, presentandole non come obiettivi finali, ma come strumenti per organizzare i processi, dare credibilità ai miglioramenti e avvicinare sostenibilità e mercato. Va tuttavia sottolineato che questi esempi rappresentano pratiche emergenti e non costituiscono ancora valutazioni d'impatto comparabili su scala europea.
Barriere, soluzioni e raccomandazioni operative
La tabella seguente sintetizza il messaggio principale dell'articolo: la sostenibilità non fallisce per mancanza di visione o di obiettivi, ma per l'assenza di adeguati strumenti di mediazione tra ciò che viene richiesto e la capacità concreta di attuarlo. La sintesi integra le evidenze provenienti dal quadro normativo europeo e dal progetto EU FOODPACT.
Barriera principale
Soluzione proposta
Attore responsabile
Mancanza di tempo e risorse nelle PMI
Percorsi modulari, micro-credenziali e assistenza tecnica in azienda
SMEs, hubs, chambers, VET centres
Carenza di competenze verdi e digitali
Formazione applicata attraverso sfide reali e mentoring tra pari
Trainers, hubs, sectoral associations
Debolezza della governance interna
Strumenti semplici di prioritizzazione, indicatori minimi e roadmap graduali
SME management, consultants, project managers
Complessità dei processi di certificazione
Pre-diagnosi, supporto progressivo e acquisto collettivo dei servizi di certificazione
Chambers, hubs, regional administrations
Invecchiamento e insufficiente ricambio generazionale
Programmi intergenerazionali, leadership distribuita e attrazione di giovani talenti
Administrations, agricultural organisations, educational centres
Frammentazione territoriale
Community Hub collegati ai sistemi AKIS, all'innovazione locale e all'apprendimento tra territori
Public authorities and projects such as EU FOODPACT
Per le PMI, la raccomandazione principale è avviare un percorso di transizione articolato su tre livelli: conformità normativa di base, efficienza operativa e differenziazione sul mercato. Per i formatori, la priorità consiste nell'abbandonare una formazione astratta e progettare percorsi di apprendimento strettamente collegati alle decisioni quotidiane delle imprese. Per i project manager, compresi quelli coinvolti nella governance di EU FOODPACT, la sfida principale sarà misurare non solo il numero di partecipanti, ma soprattutto quanto aumenti concretamente la capacità di decidere, collaborare e mantenere nel tempo i miglioramenti raggiunti.
Questioni aperte e riferimenti prioritari
Restano aperte alcune questioni che meritano un approfondito dibattito. Come si può evitare che le certificazioni si trasformino in un onere burocratico regressivo per le piccole imprese? Quali sono gli indicatori minimi di sostenibilità realmente utili per una microimpresa agroalimentare? In che modo è possibile finanziare non solo gli investimenti, ma anche i percorsi di apprendimento? E come garantire che la transizione verde e digitale non acceleri l'esclusione dei territori rurali caratterizzati da un progressivo invecchiamento della popolazione? Questi interrogativi non indeboliscono l'agenda della sostenibilità; al contrario, la rendono più solida e credibile.
Riferimenti prioritari
Commissione europea. Il Green Deal europeo.
Commissione europea. Una strategia "Dal produttore al consumatore" (Farm to Fork) per un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell'ambiente – COM(2020) 381 final.
Direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità delle imprese (CSRD) e successivo dibattito sulla sua semplificazione.
Kaiser, Cretella, Scherer e Lam. La trasformazione dei sistemi alimentari attraverso il systems thinking e la governance democratica.
Van der Linden, Meinders, van Nes e de Vries. Metodologie per intervenire nei sistemi alimentari complessi.
Commissione europea e Commissari europei. Documenti e dichiarazioni sulle carenze di competenze (skills shortages) e sulla formazione nelle imprese europ